CIAK…SI GIRA! Raccontare storie con la narr-Azione

Gioco Simbolico e Narrazione in neuropsicomotricità

 a cura della Dott.ssa Veronica Dell’Orto∗

Il gioco simbolico permette al bambino di vestire i panni di un altro personaggio. È il tipico gioco del “far finta di”.Utilizzando materiali come teli, bastoni, cerchi, palle, corde, bambole, macchinine, ecc., si possono impersonare le vesti di principesse, guerrieri, animali, piuttosto che persone con cui il bambino si confronta quotidianamente (per esempio la maestra, la mamma, il papà, ecc.). Con il termine narrazione, invece, si fa riferimento alla capacità di raccontare una storia. Il termine narrazione può, a sua volta, essere considerato come una fusione tra due parole: narrare e azione o, meglio, narrare nell’azione. Nello specifico, il narrare implica l’utilizzo del canale verbale, mentre l’azione sottintende la sperimentazione del canale corporeo. Il fatto che tali parole si fondano tra loro, significa che anche il canale verbale e quello corporeo non costituiscono due realtà a sé stanti, bensì si integrano continuamente.

In ambito terapeutico e, in particolar modo, all’interno del setting neuropsicomotorio, passando attraverso il gioco simbolico e la narrazione, è possibile restituire, al bambino, significato e senso a ciò che egli fa. Il bambino può prendere consapevolezza delle proprie difficoltà e trovare, in maniera sempre più autonoma, delle strategie utili per affrontarle. Tali difficoltà possono essere sia di tipo cognitivo che emotivo-relazionale. Nel primo caso, gioco simbolico e narrazione hanno la finalità di motivare il bambino al compito e favorire il raggiungimento di obiettivi terapeutici, specifici dell’area cognitiva, nel secondo caso, invece, hanno lo scopo di rappresentare, simbolicamente e in base agli obiettivi specifici, una situazione di difficoltà emotiva, per far trovare al bambino delle strategie utili per superarla.

Tali strumenti risultano efficaci perchè migliorano l’autostima, favoriscono un miglioramento dell’intenzionalità comunicativa, motivano al compito e a rielaborare i contenuti delle sedute precedenti.

Alcuni casi clinici: cinque bambini, di cui 2 femmine e 3 maschi, con un’età compresa tra i 4 e i 10 anni. Dopo l’osservazione e la valutazione dei bisogni emergenti, per tre bambini, sono stati definiti obiettivi riguardanti l’area cognitiva e della comunicazione. Per gli altri due casi, sono stati prefissati obiettivi che riguardassero l’area del comportamento e dell’interazione sociale. Con i due bambini più piccoli, di, rispettivamente, 4,2 anni e 4 anni, per rispettare le tappe evolutive e favorire il movimento, è stato pensato di partire dal canale corporeo e, quindi, dalla rappresentazione, attraverso l’azione, di storie, per passare, poi, all’utilizzo del canale verbale. Con i bambini più grandi, invece, già in età scolare, è stato messo in atto il procedimento inverso: essendo in possesso di discrete capacità espositive, è stato possibile partire dal canale verbale, per poi arrivare a rappresentare all’interno del setting neuropsicomotorio il racconto appena letto, piuttosto che inventato, dal bambino stesso.

Lavorando con il gioco simbolico e la narrazione, si favorisce, inoltre, il raggiungimento di obiettivi specifici. Nel nostro caso, esempi di obiettivi terapeutici sono stati: l’acquisizione dei concetti spazio-temporali e l’elaborazione di strategie esecutive.
È stato osservato, in questo periodo di tempo, un aumento dell’autostima del bambino. Ciò che veniva rappresentato all’interno del setting neuropsicomotorio era, infatti, frutto della sua creatività e immaginazione. Fare in modo che il bambino inventasse e raccontasse una storia ha reso la conduzione molto più attiva. Il bambino non aveva il “semplice” compito di ascoltare e comprendere la storia, bensì quello di inventarne una, sfruttando la propria fantasia: in questo modo, egli ha avuto l’opportunità di mettersi in gioco in prima persona.
Così facendo, è stato messo in atto un adattamento metodologico individualizzato: ogni esercizio è stato creato in base alle caratteristiche individuali del bambino e agli obiettivi terapeutici prefissati.
È stato, inoltre, osservato, nel corso del tempo, un miglioramento della relazione con l’adulto. Il gioco simbolico e la narrazione, pertanto, sono da considerarsi importanti strumenti della metodologia neuropsicomotoria. Il bambino utilizza spontaneamente questi strumenti, nel corso della sua infanzia, per fare esperienza.
In ambito terapeutico, quindi, è possibile il passaggio attraverso il gioco simbolico e la narrazione per dare spazio al bisogno reale del bambino preso in carico. Grazie a tali strumenti, all’interno del setting, il bambino viene messo a proprio agio e raggiunge una situazione di benessere psico-fisico. Nello stesso tempo, passando per il gioco simbolico e la narrazione, il terapista ha la possibilità di lavorare sugli obiettivi specifici di trattamento, definiti una volta terminato il periodo di osservazione e valutazione neuropsicomotoria.

∗L’utilizzo del gioco simbolico e della narr-Azione è utilizzato sia in campo educativo che in campo terapeutico. La Dott.ssa Dell’Orto riceve su appuntamento, si prega di contattare la segreteria

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